Disagio
psicologico
nella gravidanza e pueperio
La gravidanza e il post-partum rappresentano due periodi di vita in cui si verifica un aumento della vulnerabilità femminile all'insorgenza di depressione maggiore. Vari studi sono concordi nell'affermare che più del 12.5% di tutti i ricoveri psichiatrici di donne si verificano nel periodo del post-partum. Invero, la prevalenza della depressione post-partum, che compare nel corso del primo anno di vita del bambino, è compresa tra l'8 e il 20% delle neomamme. E' inoltre stato stimato che il 25% delle madri che non ricevono assistenza può sviluppare una condizione di depressione cronica, e ben il 50 % delle madri non trattate risultano ancora depresse dopo un anno.
Il periodo che segue la nascita di un bambino è il momento peggiore per soffrire di depressione. I problemi post-partum riguardano infatti adulti, bambini e famiglie. La depressione materna ha un effetto negativo sul rapporto madre-bambino e sullo sviluppo emotivo, comportamentale e cognitivo del bambino.
Sono stati identificati diversi fattori di rischio per la depressione nella gravidanza e nel puerperio, tra cui una storia personale o familiare di depressione, disaccordi matrimoniali, eventi di vita stressanti recenti, gravidanza indesiderata, isolamento sociale o mancanza di sostegno, ma anche complicazioni ostetriche, parti pretermine o multipli, disturbi del sonno nel bambino, problemi economici e caratteristiche socio-demografiche.
I sintomi più comuni sono rappresentati da preoccupazioni eccessive, rabbia, senso di colpa, tristezza, disperazione, insonnia, difficoltà a prendersi cura del neonato, ambivalenza verso il bambino accompagnata da “pensieri terribili”, anedonia, difficoltà di concentrazione.
I sentimenti di vergogna e di incapacità personale uniti al timore del giudizio spesso impediscono alla donna di manifestare il suo disagio e di conseguenza di chiedere aiuto. Per tale motivo la depressione post-partum è sovente una patologia insidiosa, sottovalutata, quasi invisibile.
Il nostro progetto
si propone di individuare e predisporre un programma mirato e specifico alle
esigenze della donna.
Il progetto prevede quindi:
- Prima fase di valutazione mediante colloquio psichiatrico e somministrazione di test psicodiagnostici specifici
- Impostazione di terapia psicofarmacologica.
- Dopo la fase di assesment viene proposta alla donna la possibilità di trattamento:
in regime ambulatoriale;
in regime di ospitalità diurna o
ordinaria.
Qualunque sia il regime di trattamento, viene comunque sempre associato un
programma di:
- Psicoterapia individuale ad orientamento cognitivo e/o interpersonale;
- Psicoterapia di gruppo da effettuarsi con madri affette dal medesimo disturbo;
- Interventi psicoeducazionali volti a promuovere la consapevolezza e la conoscenza della sindrome nella paziente e nei familiari.
E' importante agire tempestivamente per evitare quella pericolosa costruzione di un muro di separazione tra la madre e il bambino che si realizza quando la sensazione di non farcela, il timore di fallimento nel rispondere ai segnali e ai bisogni del bambino, la mancanza di sostegno psico-sociale e la difficoltà a esprimere le proprie emozioni prendono il sopravvento.
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